Libertà è partecipazione
La Libertà è partecipazione
Stato, Mercato e Terzo Settore: quale equilibrio per una Società Giusta
Lunedì 24 novembre 2025 – Ore 20.00
Auditorium Sede Universitaria, Viale Margherita 87, Vicenza

«La libertà è partecipazione». Parole che, a distanza di decenni, continuano a indicare una direzione: quella di una società in cui l’impegno civico e la responsabilità condivisa diventano il terreno su cui cresce la democrazia. È da questa visione che nasce l’incontro promosso dai Lions Club di Vicenza, con il patrocinio della Città di Vicenza e della Fondazione Studi Universitari: un dialogo aperto su come Stato, Mercato e Terzo Settore possano costruire insieme una società più giusta e consapevole.
Il convegno – in programma lunedì 24 novembre alle ore 20.00 presso l’Auditorium della Sede Universitaria di Vicenza – vuole essere un momento di riflessione collettiva sul valore della partecipazione, intesa non come esercizio astratto, ma come esperienza quotidiana che prende forma nei luoghi della comunità, nelle relazioni, nelle scelte condivise.
A confrontarsi sul tema saranno Ferruccio De Bortoli, giornalista e saggista, Umberto Ambrosoli, avvocato e saggista, Luciano Zanin, fondatore di Fundraiserperpassione, e Roberto Zuccolini, portavoce della Comunità di Sant’Egidio.
L’incontro sarà moderato da Anna Piras, giornalista di Rai Parlamento.
Negli ultimi decenni anche il ruolo dello Stato e della pubblica amministrazione è profondamente cambiato. Le trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche hanno ridisegnato i confini tra competenze pubbliche e iniziativa civica, spingendo verso nuove forme di collaborazione. Sempre più spesso il Terzo Settore diventa interlocutore privilegiato delle istituzioni, non solo come soggetto erogatore di servizi, ma come partner nella progettazione e nella co-costruzione di politiche pubbliche.
Un’evoluzione che richiede fiducia reciproca, trasparenza e capacità di riconoscere il valore della partecipazione organizzata come risorsa per l’interesse collettivo. Ripensare questo rapporto significa immaginare un’amministrazione che ascolta e coinvolge, e un Terzo Settore che si sente corresponsabile del futuro delle comunità.
Parallelamente, anche il modo in cui il Terzo Settore si racconta e si comunica è chiamato a cambiare. In un tempo dominato da linguaggi veloci e narrazioni polarizzate, raccontare l’impatto sociale, la cura quotidiana e la visione politica delle organizzazioni è una sfida culturale prima ancora che comunicativa.
Occorre superare la retorica dell’emergenza e della beneficenza, per dare spazio a storie di trasformazione, di alleanze, di libertà condivise. La comunicazione del Terzo Settore, se autentica e partecipata, può diventare a sua volta un atto politico: capace di generare fiducia, di restituire dignità al dono e di attrarre nuove energie verso il bene comune.
Ma cosa accadrebbe se il Terzo Settore non ci fosse, o se non fosse così attivo?
Mancherebbero non solo molti servizi essenziali, ma soprattutto un tessuto di relazioni che tiene insieme la società. Verrebbe meno quella trama invisibile fatta di prossimità, ascolto e solidarietà che ogni giorno affianca le istituzioni, le integra, spesso le anticipa.
Senza il Terzo Settore, le comunità sarebbero più fragili, lo Stato più solo, e i cittadini più distanti gli uni dagli altri. È proprio in questa presenza diffusa – nelle scuole, nei quartieri, nei centri di ascolto, nelle reti di volontari – che la libertà diventa esperienza concreta, e la democrazia ritrova il suo volto umano.
Al centro del dialogo, dunque, il ruolo del Terzo Settore come fucina di cittadinanza attiva e palestra di partecipazione: luoghi in cui si sperimentano nuovi modelli di corresponsabilità, in cui il dono diventa gesto politico e le organizzazioni intermedie si fanno ponte tra istituzioni e cittadini.
Non solo un sistema di servizi o risposte ai bisogni, ma un laboratorio di futuro in cui persone e comunità si riappropriano della propria capacità di incidere sul bene comune.
In un tempo in cui la complessità economica e sociale sembra spingere verso la frammentazione, l’incontro vuole ricordare che partecipare è il primo atto di libertà, e che il Terzo Settore, con la sua rete di esperienze, può essere il motore di una democrazia più matura, radicata nei territori e orientata all’equità.
